Pompa Magna

Per restare sempre nella città eterna, il Bisi oggi mi ricorda di questo album degli Inferno. E’ del 2009 ed è imperdonabile che ad oggi io non l’abbia ancora ascoltato. Provvedo subito a rimediare questa mancanza.

A parte il fatto che hanno un nome giusto, possiamo forse dire di aver suonato in qualche occasione con loro? Non mi ricordo, so solo che abbiamo cercato di seguirli il più possibile nei concerti in zona, spingendoci fino a un Pedro deserto in occasione degli Intronaut (inarrivabili già nel 2007). E dire che i pochi presenti, erano giunti per gli Ocean e un altro gruppo imbarazzante spagnolo.

Ecco, in questa recensione ho trovato conferma di tutto, e aggiungo all’autore che non ti sei perso nulla!

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Si non sedes is – resoconto

Come ci si aspettava, ad attendere i romani capitanati da Greg, c’erano i primadellapioggia quasi al completo. Come ci si aspettava il gruppo spalla non era all’altezza né dei tanto attesi nuovi Concrete, né del nuovo decennio appena iniziato. Ma giungiamo ai Se non ti siedi, vai.

Assolutamente fighi, checché ne dica Giulia Targa, riescono ad essere moderni pur mantenendo lo stile apocalittico dei primi anni di carriera. Superlativi come musicisti, un bassista che da solo regge le redini dei giri più mastodontici (ora Greg è alla voce), Cristianone che gode nell’affilare il manico della chitarra con piruli luciferini mentre l’altro chitarrista macina pesantezza dissonante.  Batteraio magico di rara compostezza, rigore, precisione, efficacia. La stagione concertistica del 2011 parte bene (se si tralascia il primo salto negli anni novanta).

Come per nessun altro gruppo, consigliatissimo il merchandising.

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Si non sedes is al Tetris

Concertone stasera. I Si non sedes is (giochino palindromo) sono un gruppo di Roma che vede nei propri componenti nientepocodimenoché i Concrete.

Penso che un grossa percentuale di noi pidippì sarà in prima fila (come si può vedere in questa foto d’archivio) a ondeggiare le teste guidate dalle spadate chitarrose dei centurioni dell’hc imperiale.

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Sfortuna

Poche presentazioni per i divi dell’emocore targato italia degli anni della prima ondata emo. Il loro nuovo album (sì sì, risale a un annetto fa), è un capolavoro della musica italiana, dell’underground italiano, del post qualsiasi cosa. E’ un’opera d’arte contemporanea da scaricare gratuitamente dal loro sito.

Vado fiero di inserirmi tra i vecchi compagni di scorribande di questi milanesi con l’accento toscano, che con la forza dei loro live, rievocano il sapore che si respirava nei centri sociali degli anni novanta, in attesa del gruppo che avrebbe fatto ribollire il sangue.

A U T O C E L E B R A Z I O N E from curzio on Vimeo.

A dire il vero poche volte abbiamo condiviso il palco con i FBYC, ma solo perché noi in tutto abbiamo suonato poche volte.

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And So I Watch You From Afar

Piacevolissima rivelazione per me del 2010. Questo gruppo, già sulle scene da qualche anno a dire il vero, era presente in una cartella di singoli scelti da un recensore musicale. Il pezzo era Set Guitars To Kill. Fu amore a prima vista. Album (omonimo) da ascolto smisurato, volume mozzafiato, singoli singolari, per non riempire la frase dei soliti aggettivi lusinghieri. Si vocifera anche un live senza eguali per energia ed empatia.

E’ sicuramente il mio gruppo preferito del momento. Non vedo l’ora di vederli dal vivo. Solo che abitando nel paese più lontano del mondo dal rock, devo pianificare un viaggio in Irlanda.

Nel 2010 è uscito un primo EP dal nome Letters e un singolo in download gratuito dal loro myspace.

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Il segreto del bosco vecchio

Continuo con le opere dell’arte nuova che mi hanno ispirato di più in questo lungo periodo di assenza del quintetto fitnesscore dal proprio dominio.com (sui palchi in vece siamo stati attivissimi). Il film citato nel titolo è del mio eroe Ermanno Olmi, come protagonista ha scelto un discutibilissimo Fantozzi (è capace di fare solo quel personaggio? Risposta: Sì), come scenografia i boschi del Cadore e come co-protagonisti gli abitanti dei boschi.

La profeticità degli elementi della natura, il vento, il mistero di un bosco, questi sì, sono elementi che ci riguardano, per i quali suoniamo e cantiamo. Non a caso ho scritto che questo film mi è stato d’ispirazione. Un testo recente di un nostro pezzo, riguarda proprio un uomo che corre in un bosco innevato di notte. Fa jogging ovviamente.

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Il pianeta verde

Il primo post di questo nuovo ennesimo sito dei primadellapioggia, è dedicato a un film di Coline Serreau. Il tema principale non è tanto diverso dai soliti film apocalittici che immaginano un futuro dominato dalle macchine (come se nel presente sui Suv vincessero le bici), ovvero quello della necessità di cambiamento radicale dello stile di vita al fine della salvaguardia di tutto il pianeta. Ciò che però rende superiore questo lungometraggio è la candida forma poetica con cui il messaggio viene lanciato dall’autrice e interprete. Un foglietto scritto a mano e affidato a una bottiglia galleggiante in un oceano. Per chi non l’avesse ancora visto, tra un ascolto di Tesis e un di Decostruzione, faccio da sponda oceanica e rimbalzo il messaggio:

Piaciuto? Cosa c’entra coi metallari figli di una terra burrascosa come il Friuli? Pochissimo in quanto a forma soave e paradisiaca, ma in quanto a dimostrazione di voglia di fare ginnastica, molto.

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